I due allenatori scommettono su preparazioni atletiche intense per dominare il campionato: “dittatore democratico” contro “leader esigente”
L’alba di una nuova stagione calcistica porta con sé il profumo dell’erba fresca e il suono dei fischietti che riecheggia nei centri sportivi. A Milano e Napoli, rispettivamente Cristian Chivu e Antonio Conte hanno avviato una trasformazione metodologica che parte dai muscoli prima ancora che dalla tattica, imponendo ritmi di lavoro che ricordano più un addestramento militare che una preparazione calcistica tradizionale. Due filosofie simili ma con sfumature diverse, unite dalla stessa convinzione: per vincere serve fatica.
Il “dittatore democratico” alla Pinetina
Quando gli chiedono che tipo di allenatore sia, Cristian Chivu risponde con un sorriso disarmante: “Un dittatore democratico”. La definizione racchiude perfettamente l’approccio dell’ex difensore romeno, che ha ereditato la panchina dell’Inter da Simone Inzaghi scegliendo una strada di continuità tattica ma di profonda innovazione metodologica.
Chi vive quotidianamente alla Pinetina può testimoniare il cambiamento: doppie sedute giornaliere di un’ora e mezza ciascuna (trenta minuti in più rispetto alla gestione precedente), sempre precedute da sessioni in palestra mirate alla prevenzione degli infortuni. I giocatori, abituati a ritmi più compassati, si ritrovano letteralmente stremati a fine giornata.
L’approccio di Chivu va oltre l’aspetto fisico. Il tecnico ha posto grande attenzione alle tabelle alimentari e soprattutto alla velocità – non solo quella delle gambe, ma anche del pensiero, del pressing e del palleggio – pretendendo sempre una costruzione orientata in verticale. Un calcio dinamico e rapido, che richiede una condizione atletica impeccabile e una mentalità rinnovata.
Nonostante la durezza degli allenamenti, Chivu sta costruendo un rapporto solido con la squadra attraverso frequenti colloqui individuali e di gruppo. “Sto lavorando sull’empatia”, ha dichiarato al raduno, e i risultati si vedono: ha riportato serenità dopo le tensioni post Mondiale per club e ricucito il rapporto con pilastri come Lautaro, Calhanoglu e Thuram.
Il metodo Conte in versione partenopea
A Napoli, Antonio Conte ha riportato quel metodo di lavoro che gli ha permesso di conquistare titoli in Italia e in Inghilterra. Sudore, ripetute e allenamenti a blocchi sono diventati immediatamente il marchio di fabbrica della nuova gestione azzurra.
La differenza sostanziale rispetto all’Inter è nei tempi: la preparazione dei partenopei è iniziata con quindici giorni di anticipo e nelle gambe dei giocatori non ci sono i residui di una stagione estenuante come quella dei nerazzurri, impegnati fino a luglio nel Mondiale per club.
Durante il ritiro tra Dimaro e Folgarida, sono già diventate iconiche alcune immagini: Neres che cerca refrigerio in un torrente e quasi non riesce a camminare dopo pochi giorni di allenamento, o il neoacquisto Lang che ammette candidamente “Sono stanco” in italiano stentato. Aneddoti che testimoniano l’intensità del lavoro imposto dal tecnico salentino.
Alla domanda sul suo stile di conduzione, Conte risponde con la consueta franchezza: “Sono rigido, esigente. Non do ordini, do l’esempio”. E infatti, il primo ad allenarsi ogni mattina è proprio lui, dimostrando una leadership che parte dai fatti prima ancora che dalle parole.
La sfida nella sfida
Questa impostazione metodologica così simile tra le due squadre che l’anno scorso hanno dominato il campionato pone le basi per una sfida nella sfida: chi entrerà prima in condizione? Chi manterrà più a lungo i ritmi elevati? Chi gestirà meglio i carichi durante la stagione?
I tifosi di entrambe le squadre guardano con curiosità e aspettativa a questa rivoluzione basata sul sudore, sperando che possa tradursi in risultati concreti sul campo. Gli appassionati possono seguire l’evoluzione di questa interessante dinamica anche attraverso piattaforme specializzate come su 1red.it.com, dove vengono analizzati i vari aspetti della preparazione atletica e le sue implicazioni sulle prestazioni in campo.
Le amichevoli precampionato offrono già qualche indicazione: il Napoli ha mostrato i segni dei pesanti carichi di lavoro (due sconfitte, un pareggio e una sola vittoria nelle prime quattro uscite), ma come sottolinea lo stesso Conte, “conta poco”. L’obiettivo non è brillare ad agosto, ma costruire le fondamenta fisiche per una stagione di vertice.
Mentre queste due grandi squadre affinano la loro condizione attraverso metodi esigenti, altre realtà del calcio italiano seguono percorsi diversi per raggiungere i propri obiettivi, come dimostra la Juventus che lavora sul mercato per rinforzarsi con Domenico Berardi puntando più sulle individualità tecniche che sulla rivoluzione metodologica per tornare competitiva ai massimi livelli.
La stagione che sta per iniziare ci dirà quale approccio avrà avuto ragione, ma una cosa è certa: chi vuole vincere deve essere disposto a soffrire, oggi in allenamento per sorridere domani sul campo.
